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La caffettiera come opera di design, Riccardo Dalisi espone a Palazzo Alario

Ha fatto della caffettiera napoletana un’opera buffa del design, ma ha anche teorizzato la decrescita e sollevato nell’arte il problema di una maggiore responsabilità verso le risorse dell’ambiente e la valorizzazione del capitale territoriale.
Figura di spicco nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, Riccardo Dalisi dall’8 al 23 settembre sarà con una mostra personale a Palazzo Alario di Ascea Marina (SA). Apertura al pubblico dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 21.
L’incontro con l’arte del maestro Dalisi, che lega la sua espressione ad una ricerca evolutiva di “forme della memoria”, rientra nell’ambito delle iniziative culturali a supporto del programma di sviluppo locale svolto dalla Fondazione Alario per Elea-Velia onlus, diretta da Claudio Aprea. L’evento è siglato dalla direzione artistica di Carlo Sacchi.
Il 23 settembre alle ore 17, a chiusura della mostra, si terrà un de-vernissage in cui sarà presente l’artista presso l’auditorium Parmenide della Fondazione Alario.
Scultore, pittore, architetto e designer, noto in tutto il mondo, Dalisi ha saputo unire il lavoro su scala industriale con quello artigianale, vincendo nel 1981 il premio “Compasso d’Oro” per la sua ricerca sulla caffettiera napoletana. È stato anche tra i primi ad assemblare e trasformare in autentiche opere d’arte i materiali poveri e di riciclo, come latta, carta, rame, ferro, lamierino, ceramica, vetro, legno, stoffa.
Negli anni Settanta, assieme a Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Andrea Branci e altri, è stato tra i fondatori della Global Tools, contro-scuola di architettura e design che riuniva tutti i gruppi e le persone dell’area più avanzata della cosiddetta “architettura radicale”. Nel 1981 ha vinto il premio “Compasso d’oro”.
Il suo impegno nel sociale è contrassegnato dalle esperienze del lavoro di quartiere con i bambini del Rione Traiano, i giovani del Rione Sanità e gli anziani della Casa del popolo di Ponticelli. Ha fondato l’Università di strada, l’associazione Semi di laboratorio e ha promosso il premio “Compasso di latta”, per una ricerca nel campo del design nel segno del sostegno umano, della ecocompatibilità e della decrescita.
Diverse mostre dedicate alla sua attività sono state allestite in Italia e all’estero, come la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano, la Biennale di Chicago.
«Tutte le mie sculture – spiega Dalisi – vengono dalla caffettiera napoletana, che in realtà è un cilindro con le braccia e qualcosa d’altro. È la più antropomorfa di tutte le caffettiere. Per questo e per il suo capovolgersi come in un gesto acrobatico, come un clown che voglia fare effetto, l’ho subito pensata animata. Da ciò derivano le centinaia di versioni come in un teatrino e, sempre da questo, deriva la mia scultura vera e propria».