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Ispani: il neo-bop di Mark Sherman

Il vibrafonista si presenterà sabato 11 agosto sulla ribalta dell’Ispani Jazz Festival in quartetto con Antonio De Luise, Alessandro Castiglione e Giampiero Virtuoso.
Secondo appuntamento, sabato 11 agosto, dell’Ispani Jazz Festival, giunto alla sua X edizione, una rassegna voluta dal sindaco Edmondo Iannicelli e dal suo assessore allo spettacolo Michele Morabito, coadiuvato dal giovanissimo assessore al turismo Francesco Milo, con la collaborazione del presidente della Proloco di Giuseppe Cristoforo Milo e la direzione artistica del Band leader Gerardo Di Lella. Dopo l’apertura sul sagrato della chiesa madre della frazione marina Capitello, che ha ospitato il tastierista Jeff Lorber, con il suo quartetto composto da Eric Marienthal al sax alto, Jimmy Haslip al basso e Gary Novak alla batteria, protagonisti del progetto Galaxy, una rivisitazione del sound della jazz-fusion music, che lui stesso ha contribuito a far nascere, in cui gli arrangiamenti e i “solo” sono risultati di chiaro stampo jazzistico e hanno richiesto molta abilità esecutiva e interpretativa, sabato 11, nella piazzetta Nuova della frazione montana di Ispani, alle ore 22, si esibirà il vibrafonista Mark Sherman.
Mark Sherman, che si presenterà in quartetto con Antonio De Luise al basso, Alessandro Castiglione alla chitarra e Giampiero Virtuoso alla batteria, è un rappresentante del lato gentile del neo-bop, talvolta talmente gentile da sfociare in smooth jazz (di classe s’intende), solista ancorato allo straight-ahead jazz ma pur richiesto in qualità di solista di grandi orchestre di musica classica.
Che si tratti di brani a tempo veloce o medio lento, originals o composizioni altrui, Sherman riserva loro lo stesso trattamento. Arrangiamenti morbidi che riescono ad addolcire persino composizioni tutt’altro che lineari come quelle di Joe Henderson, interventi solistici eleganti e misurati, assoluta padronanza del canone jazzistico, sonorità levigate.
Il vibrafono di Sherman galleggia senza gravità sulle linee melodiche dei brani, riportandoci indietro ai grandi Milt Jackson e John Lewis, in particolare con questa formazione con vibrafono e ritmica. Qui invece abbiamo a che fare con un altro modo di interpretare il dialogo fra questi strumenti: pieno di vitalità e swing, memore delle recenti evoluzioni sui rispettivi strumenti (Sherman suona volentieri con le quattro bacchette) e con grande libertà dei solisti. Si tratterà di esecuzioni lunghe, che rifletteranno l’atmosfera live, le vibrazioni del pubblico, la carica dei musicisti colti in un momento di grazia difficile da replicare. Sherman ha studiato in gioventù batteria con Elvin Jones e poi anche con Joe Locke, un vibrafonista dallo stile muscoloso. Come si vede un ottimo curriculum, che già lascia intravedere quelle che sono le sue caratteristiche, che verranno ben messe in evidenza da una ritmica che renderà palpabile il concetto di swing e di quali, nonostante la globalizzazione di scuole e metodi musicali, siano le differenze fra il jazz prodotto in Europa e quello made in USA.