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Teresa De Sio ha chiuso la XV edizione del Negro Festival di Pertosa e un cartellone che ha raggruppato artisti del calibro di Hevia, Moni Ovadia e i Lou Dalfin

Quattro giorni di sonorità, tra Occitania e le Asturie, la Sicilia e le terre lucane, passando per la tradizione balcanica e il kletzmer “cantati” da Moni Ovadia, hanno condotto il pubblico nelle grotte dell’Angelo di Pertosa (Salerno) per la quindicesima edizione di “Negro”, il festival di musica e cultura etnica che si è concluso ieri (29 agosto) con la grande esibizione di Teresa De Sio e il suo “Tour delle due Sicilie”, per un grande successo artistico e di pubblico.
Il cartellone 2010 del festival si è aperto il 26 agosto con la doppia esibizione, sul palco centrale, di Mario Incudine e il gruppo Terra (direttamente dalla Sicilia) e dei piemontesi Lou Dalfin, che hanno regalato alla kermesse i suoni inediti della ghironda. Seconda tappa, il 27 agosto, dedicata a Moni Ovadia e al suo “Ebrei e zingari”: due ore, tra sarcasmo e riflessione, di recital con canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche con lo scopo di legare i popoli migranti attraverso la musica.
La terza giornata di “Negro” ha invece visto una spettacolare unione di tradizioni musicali diverse, con la commistione tra le cornamuse di Hevia, le zampogne lucane e le chitarre degli Ethnos in un unico progetto artistico dal nome “Buena Gaita Social Club”: nel corso della serata Hevia ha ricevuto dal “Comitato per la promozione del patrimonio immateriale” il premio “Comunità sonore per la salvaguardia dei panorami sonori”. Un riconoscimento è andato anche al maestro Luigi Milano, ottuagenario suonatore di arpa portativa popolare di Moliterno (Potenza) ritirato dal ricercatore musicale dell’associazione “Ethnos”, Graziano Accinni.
Gran finale ieri (29 agosto) con Teresa De Sio e il suo spettacolo che ha regalato una commistione di generi e suoni, tutto ciò nel momento di maggiore evoluzione del suono folk, sia quello puro di tradizione sia quello di contaminazione, portatori entrambi di un incandescente bagaglio fatto di musiche, strumenti, stili e suggestioni ineguagliabili.
Il programma di “Negro” ha poi avuto una sua affascinante declinazione in “Antro suono”, con il palco allestito all’interno delle grotte: una tradizione, ormai alla sua quinta edizione, che nel 2010 si è occupata di “Corde e vibrazioni”, offrendo spazio privilegiato d’ascolto a strumenti come la ghironda di Sergio Berardo; l’Oud, il Tzouras e il Baglama accompagnati da chitarre e percussioni del trio “Aptal”; la chitarra popolare di Accinni e il violino elettrico di H.E.R., a cavallo tra canzone e musica classica, a chiusura di un vero e proprio antro-festival che ha messo in vetrina emozioni e ricerche che arrivano dalle alpi occitane, tra Francia e Piemonte fino alle coste del mediterraneo medio orientale, per poi risuonare di antiche melodie lucane e di atmosfere europee: “Un laboratorio sperimentale – ha puntualizzato il direttore artistico Dario Zigiotto – per la ricerca su quello che sarà il futuro e l’evoluzione della musica di tradizione”.
A corollario, come ogni anno, le dj set notturne, le proposte di Negrosapori, Negroartigianato, Negrolibri e Negrosolidarietà, e la novità rappresentata dallo speleoraft (avventuroso rafting al buio, nelle viscere della terra, con esplorazione speleologica a piedi, risalendo il fiume sotterraneo che “offre” il nome al Festival) organizzato dalla Fondazione MiDa.
“Consideriamo riuscito – ha aggiunto Zigiotto – il tentativo di metter in contatto quest’area della Campania e della Basilicata con la fisonomia delle proprie radici. I dialoghi tra le diverse espressioni musicali hanno confermato la grande universalità della musica e del suo indispensabile ruolo culturale. L’energia scaturirà tra rock e folk con Teresa De Sio, tra tradizione e tecnologia come le zampogne della Lucania e la cornamusa elettronica di Hevia, il grande patrimonio della cultura nomade che Moni Ovadia ha saputo portare in scena con “Ebrei e zingari” e la nuova canzone dialettale siciliana che si è incontrata in questo centro-sud di Italia con la dignità delle vallate occitane ne sono la dimostrazione più spettacolare della quindicesima edizione di Negro Festival”.
“Anche quest’anno abbiamo raggiunto l’obiettivo di valorizzare il complesso speleologico delle grotte dell’Angelo a Pertosa – ha spiegato il sindaco, Michele Caggiano – e di avvicinare i giovani alla musica e alla cultura del territorio, attraverso quel progetto di riscoperta dell’identità che è stato alla base della quindicesima edizione del Negro festival. Un progetto che non può concretizzarsi solo attraverso la musica, la tutela dell’ambiente, le bellezze naturali, i prodotti tipici, l’enogastronomia e la solidarietà, ma soprattutto attraverso l’arte, la storia, la cultura che per noi si sostanzia nel ‘territorio del buon vivere’ e che, in maniera condivisa, può rappresentare un volano per la nostra area e per il futuro dei giovani utilizzando quello che i loro padri hanno realizzato nel corso dei secoli. Tutto questo è stato possibile grazie all’opera di volontariato di ragazzi e ragazze, dell’intera amministrazione comunale, di tutta la comunità che ringrazio con affetto, con simpatia e con amore, perché ancora una volta hanno dimostrato grande attaccamento alla propria terra, ai propri valori e alle radici”.
“Anche la quindicesima edizione di Negro – ha evidenziato il presidente della Fondazione MiDa, D’Orilia – si conferma un successo in termini di attrazione dei giovani, non solo campani, all’insegna di un cartellone artistico di altissimo livello e con un’offerta di tempo libero e di natura con le attività legate allo speleorafting e con la valorizzazione delle nostre ricchezze ambientali”.