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Venerdì alla Provvidenza c’è la “Tosca” con l’Orchestra da camera Strehler

E sabato mattina va in in scena la fiaba musicale per ragazzi “Pierino il lupo”
Appuntamento con la grande opera al teatro “La Provvidenza” di Vallo della Lucania. Dopo una splendida Ornella Muti e una divina Katia Ricciarelli, domani (venerdì 26 febbraio) alle ore 21 sarà rappresentata la “Tosca” di Puccini dall’Associazione musicale Felix. A interpretarla ci sarà anche l’Orchestra da camera Giorgio Strehler, diretta dal maestro Antonio Brena, e il Coro lirico di Parma con la direzione del maestro Romano Oppici.
Il prestigioso evento, per cui si preannuncia già il tutto esaurito, conferma il ruolo di primo piano assunto dal teatro vallese, uno dei pochi del Centro-Sud ad aver previsto la rappresentazione di opere nel proprio cartellone. Un ulteriore cimelio che si inserisce quasi a chiusura della stagione teatrale, che terminerà infatti il 3 marzo con le “Lacreme napulitane”di Nino D’Angelo.
Il merito va innanzitutto al vescovo della diocesi di Vallo, Giuseppe Rocco Favale, che da oltre 10 anni sostiene e promuove le potenzialità culturali di questa sala, affiancato dall’operosità del direttore del teatro, don Guglielmo Manna, e dalle scelte indovinate del direttore artistico Carlo Sacchi.
Sabato 27 febbraio alle ore 10 la scena sarà dedicata invece ai ragazzi e alle scolaresche cilentane, grazie alla rappresentazione della fiaba musicale “Pierino e il lupo”, con voce recitante di Claudio Aprea e l’orchestra da camera Giorgio Strehler, diretta dal maestro Antonio Brena. L’evento apre una mini-stagione teatrale dedicata agli istituti scolastici del territorio, che proseguirà con lo spettacolo in lingua inglese “Mamma mia!” degli Abba e una rappresentazione sulla legalità della Compagnia stabile del Cilento con regia di Claudio Aprea.

Note le vicende al centro della “Tosca”.
Il sipario si pare con il prigioniero politico Cesare Angelotti, da poco evaso dalle carceri di Castel Sant’Angelo, che si rifugia nella cappella di famiglia della sorella, la marchesa Attavanti. Il pittore Mario Cavaradossi, intento a dipingere l’immagine di Maria Maddalena a cui ha dato il volto della Attavanti, riconosce e soccorre Angelotti, di cui condivide la fede rivoluzionaria.
Tuttavia, l’arrivo della celebre cantante Floria Tosca, amante di Cavaradossi, costringe il fuggiasco a nascondersi nuovamente nella cappella. All’evidente imbarazzo di Mario, Tosca si insospettisce. Il suo dubbio e la sua gelosia accrescono quando riconosce nel dipinto il volto della marchesa Attavanti, che lei crede sua rivale in amore. Ma l’amato la tranquillizza e, per congedarla rapidamente, le dà un appuntamento per quella stessa notte alla sua villa. Non appena Tosca si allontana, Cavaradossi fugge con Angelotti. Nel frattempo, l’evasione viene scoperta e il capo della polizia, il temuto barone Scarpia, giunge in chiesa sulle tracce del prigioniero. Da alcuni indizi capisce che Angelotti è fuggito, aiutato da Cavaradossi. Insospettita dall’assenza dell’amato e irritata dalle insinuazioni di Scarpia, Tosca, credendosi tradita, si precipita verso la villa di Cavaradossi. Il capo della polizia ordina al suo agente Spoletta di seguirla. Qui partecipa al solenne rito del Te Deum, pregustando la morte di Cavaradossi e l’amore di Tosca. In attesa di notizie sulla cattura dell’evaso, Scarpia sta cenando nella sua camera. Dalle stanze del palazzo, giunge l’eco di una festa di corte dove si sta esibendo Floria Tosca. Dopo avere interrogato Cavaradossi che nega di conoscere il nascondiglio di Angelotti, Scarpia ne chiede notizia a Tosca che elude abilmente le sue domande. Ma alle urla di Mario, messo sotto tortura nella stanza vicina, la donna non riesce più a mentire e rivela il nascondiglio dell’evaso.
Ricondotto sanguinante nella stanza di Scarpia, Mario comprende che Tosca non ha taciuto e, disperato, la maledice. Alla notizia della vittoria di Bonaparte, Cavaradossi inneggia alla libertà, prima di essere trascinato in carcere. Rimasto solo con Tosca, Scarpia le offre brutalmente la vita dell’amato in cambio di una notte d’amore. La donna dapprima rifiuta, poi, alla notizia del suicidio di Angelotti e dell’imminente fucilazione di Mario, cede al ricatto. Scarpia le fa credere, allora, di predisporre una falsa fucilazione per salvare Cavaradossi, ma contemporaneamente ordina a Spoletta un’esecuzione regolare.
Consegnato a Tosca un lasciapassare che le consentirà di partire liberamente dallo Stato Pontificio con il suo amato, Scarpia si avventa su di lei. Ma Tosca lo uccide con un coltello e si allontana, dopo essersi impossessata del lasciapassare. In attesa della fucilazione, Cavaradossi rimpiange i momenti d’amore trascorsi con Tosca. Ma i ricordi malinconici sono presto interrotti dal sopraggiungere dell’amata che gli mostra il lasciapassare con cui potranno fuggire e poi gli confessa l’omicidio di Scarpia.
Prima di allontanarsi, Tosca illustra a Mario la messinscena della falsa fucilazione cui egli dovrà sottostare. Come se assistesse a una scena teatrale, Tosca dirige da lontano la morte di Mario. Ma ben presto comprende che la fucilazione è realmente avvenuta. Al sopraggiungere delle guardie che hanno ormai scoperto l’assassinio del capo della polizia, Tosca disperata sale sul parapetto e si lancia nel vuoto, invocando per Scarpia la punizione divina.