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Agropoli: teatro di impegno civile

Agropoli, domenica 05 settembre presso l’Anfiteatro del Castello del borgo Medievale: il Comune di Agropoli, l’Assessorato alla Solidarietà Sociale in collaborazione con l’Associazione “Le Città Invisibili” e con “Il Centro Mediterraneo delle Arti” promuove “Assassinati da chi?”: – Le nuove scoperte del giudice Ferdinando Imposimato sull’assassinio di Aldo Moro e dei ragazzi della scorta.
Ore 19: “Dessert con l’autore” – Presentazione del libro “Doveva Morire” – di Ferdinando Imposimato.
Introducono: Franco Alfieri e Angelo Coccaro
Saranno presenti:
Giuseppe Perrelli – giornalista di Radio Capital
Giorgio Mottola – giornalista di Terra
dott. Ferdinando Imposimato – titolare dell’inchiesta sul caso Moro
dott. Pasquale Mangoni – già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Trieste
dott. Antonio Esposito – Presidentedi Sezione di Cassazione
dott. S.E. Vitaliano Esposito – Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

Ore 21: Spettacolo Teatrale:” Assassinato da chi?” scritto e diretto da Ulderico Pesce ed interppretato da Almerica Schiavo

Ideato e curato da Maria de Conciliis

ASSASSINATO da chi? Le nuove scoperte sull’assassinio di Aldo Moro del giudice Imposimato
di Ulderico Pesce
documenti tratti da “Doveva morire” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
con
Almerica Schiavo

“Non l’hanno ucciso le Brigate Rosse, Moro e i ragazzi della scorta furono uccisi dallo Stato.”

A parlare è la sorella di Raffaele Iozzino, l’unico della scorta che il 16 marzo del 1978, giorno in cui venne rapito Aldo Moro e furono uccisi tutti gli uomini della scorta, fu l’unico che prima di morire riuscì a sparare due colpi verso i rapitori. Iozzino era di Casola, vicino a Napoli, e veniva da una famiglia di contadini. La sorella scopre la morte del fratello vedendolo in televisione a terra morto, da quella mattina comincia a ricostruire i fatti nel tentativo di scoprire la verità. La sua determinazione è tale che la porterà addirittura ad incontrare il giudice Imposimato, titolare del primo processo Moro.
Nello spettacolo assume una funzione determinante l’incontro con la sorella di Francesco Zizzi che, come suo fratello Raffaele, era nella scorta di Moro. La storia di Francesco è davvero paradossale: originario di Fasano in provincia di Brindisi, diventato da poco poliziotto, con una grande passione per la chitarra che lo portava a suonare nei locali di mezza Italia, quella mattina del 16 marzo, “stranamente”, era al suo primo giorno di lavoro visto che sostituiva la guardia titolare che la sera prima aveva presentato un certificato medico. Sarà proprio la disperata determinazione della sorella di Iozzino a portare alla luce “stranezze” sul caso Moro perpetrate da uomini importanti dello Stato italiano come Giulio Andreotti e Francesco Cossiga. Tra le “stranezze” scoperte e denunciate dalla sorella di Iozzino vogliamo qui ricordare solo alcuni episodi eclatanti: in genere un’ora dopo il rapimento veniva assegnata l’inchiesta al giudice istruttore che a Roma, nel caso specifico, era Ferdinando Imposimato. Invece le indagini, dopo il rapimento Moro, rimangono nelle mani della Procura della Repubblica di Roma. A Imposimato le indagini vengono affidate solo il 18 maggio 1978 quando Aldo Moro è già stato ucciso il 9 maggio. La sorella di Iozzino arriva a chiedersi: “perché la Procura di Roma, violando una procedura, trattiene a sé le indagini?”. Sappiamo che spessissimo i Procuratori della Repubblica venivano nominati da Andreotti e Vitalone pertanto è facile dedurre che un Procuratore è “pilotabile” con maggiore facilità rispetto ad un giudice indipendente e di grande personalità come Imposimato.
Le cose bizzarre denunciate nello spettacolo continuano. Il 31 gennaio del 1978, circa due mesi prima del rapimento Moro, nasce l’UCIGOS, un organismo di polizia speciale che va a lavorare alle dipendenze del Ministro dell’Interno che all’epoca era Francesco Cossiga. La famiglia di Iozzino non si spiega come mai nasca una squadra speciale di polizia investigativa senza l’autonomia che la Costituzione gli affida perché alle strette dipendenze di un ministero.
Qualche mese prima della strage di via Fani accade una cosa ancora più inspiegabile, viene smantellato l’Ispettorato antiterrorismo diretto da Santillo che aveva operato benissimo, che aveva raggiunto risultati eccellenti contro i terroristi e contro la Loggia Massonica P2. Santillo, per giunta, non lo fanno rientrare nell’UCIGOS. Fatto fuori Santillo e la sua “squadra antiterrorismo”, a indagare sul terrorismo, prima del rapimento di Moro, rimaneva solo l’UCIGOS, che era alle strette dipendenze del ministro Cossiga.
Altra cosa bizzarra. Uomini dell’ UCIGOS, ad agosto del 1978, erano già stati in via Montalcini nella prigione di Moro. Secondo alcuni documenti è probabile che gli stessi uomini dell’UCIGOS sapessero della prigione di via Montalcini mentre Moro era ancora vivo. Avevano interrogato gli inquilini che, a loro volta, avevano riferito di comportamenti strani e della Renault 4 rossa in un garage. Perché gli stessi uomini dell’UCIGOS non lo comunicano al giudice Iposimato anticipando la scoperta della prigione di due anni?
Ma la denuncia più grossa che fa la protagonista dello spettacolo riguarda le rivelazioni di Pieczenik, un esperto di terrorismo mandato segretamente in Italia dal governo USA per la gestione del caso Moro e che affianca Cossiga e Andreotti. Nel 2006 Pieczenik rilascia un’intervista sconcertante alla stampa francese di cui in Italia non si è parlato. Uno stralcio dell’intervista è un momento importante dello spettacolo: “Quando le lettere di Aldo Moro… quando Moro ha fatto capire che era sul punto di rivelare dei segreti di Stato e di fare i nomi di coloro che quei segreti detenevano… In quel momento mi sono girato verso Cossiga dicendogli che ci trovavamo a un bivio: se Moro potesse continuare a vivere o dovesse morire con le sue rivelazioni… La decisione di far uccidere Moro non è stata una decisione presa alla leggera. La decisione finale è stata di Cossiga, e presumo anche di Andreotti: Moro doveva morire.”

Note di regia

“Un altro spettacolo su Moro? Non se ne può più!” Direte. Avete ragione. Più che di spettacoli sul caso Moro c’è la necessità di sapere la verità sulla sua morte. Questo spettacolo vuole contribuire alla scoperta della verità. E’ un pò altezzoso il fine ma le recenti scoperte e rivelazioni del giudice
Ferdinando Imposimato, titolare del primo processo Moro, finite in un libro pubblicato da Chiarelettere dal titolo: “Doveva morire: chi ha ucciso Aldo Moro”, vanno verso la costruzione di una nuova e chiara verità: Moro doveva morire, ad ucciderlo è stato lo Stato.
Le rivelazioni del giudice Imposimato rappresentano la base contenutistica del testo che ho scritto dove però, le scoperte del giudice, sono state intrecciate con la vita di Iozzino e Zizzi, due membri della scorta. Raffaele Iozzino è il giovane della scorta che riuscì a sparare due colpi contro i terroristi. Francesco Zizzi, poliziotto ma soprattutto grande chitarrista e cantante di piano bar, era al suo primo giorno di lavoro avendo sostituito, proprio quella mattina, la guardia titolare che aveva presentato un certificato medico. Nelle parole e nelle azioni della sorella di Raffaele Iozzino, protagonista del lavoro, ho voluto descrivere le ansie e la disperazione di una ragazza a cui strappano parte importante della vita. Con la figura della mamma di Raffaele, continuamente evocata, ho voluto far parlare la disperazione di una mamma che non riesce a darsi pace, una mamma che aspetta la verità sulla morte del figlio da più di trent’anni. Nello stesso tempo credo che questo lavoro, che si intreccia con le rivelazioni del giudice Imposimato e dell’agente segreto americano Pieczenik contribuisca ad informare sulle “colpe” di Francesco Cossiga e Giulio Andreotti che “non hanno voluto salvare Moro”.
Ulderico Pesce

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