Al Cenobio basiliano, giovedì 22 luglio la presentazione del libro.
Prosegue la manifestazione “Percorsi di note, parole e colori”, la rassegna di pittura, musica, recitazione e cultura inaugurata lo scorso 12 luglio dall’Amministrazione comunale e che fino al prossimo 2 agosto animerà il Cenobio Basiliano di San Giovanni Battista.
Alla mostra pittorica di artisti locali, aperta per un’intera settimana e terminata con un soddisfacente riscontro lo scorso 19 luglio, segue la presentazione del libro “Centomila anni prima di Scario” scritto da Gaetano Carpentieri. L’appuntamento è fissato per giovedì 22 luglio, alle ore 19. Interverranno, oltre all’autore ed alle autorità comunali, Ciro Troccoli, Leonardo Farrauto e Domenico Nicoletti. Modererà la giornalista Caterina Guzzo.
Il libro – che racconta la preistoria del borgo scariota a partire dai reperti rinvenuti nella Grotta della Molara e che propone opportunità di valorizzazione turistica futura intorno al sito archeologico – è un pretesto per accendere un dibattito sull’attualità del turismo locale e su un suo auspicabile salto di qualità.
Dettagli del libro: dalla campagna di scavi promossa a Scario dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno e del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena è emersa la testimonianza della presenza dell’uomo in un’epoca ipotizzabile tra i 90 e gli 80mila anni fa. Nella Grotta della Molara, lungo la Costa della Masseta (a due miglia circa da Scario), sono stati infatti rinvenuti numerosi reperti che testimoniano una continua e sistematica presenza umana nei lontani tempi preistorici. Tra questi straordinari reperti spicca, per l’eccezionalità del ritrovamento, una mandibola, attribuita a un bambino di 3-4 anni, vissuto nell’epoca neandertaliana, che conserva ancora quattro denti molari decidui o ‘di latte’. Il reperto sembra appartenere al più arcaico dei tipi umani di Neandertal e la sua importanza scientifica è tale da suscitare l’interesse di Enti culturali nazionali e internazionali […] Gli studi dei reperti e dei campioni di terreno provenienti dal deposito forniscono informazioni anche sulla vegetazione e sugli animali del più remoto passato: qui vivevano stambecchi, cervi, caprioli, bisonti, anche se non mancano rari esempi di orsi, rinoceronti, cinghiali, cavalli, camosci e perfino di elefanti.




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